Il vescovo, monsignor Sako, è uscito illeso da un attentato. Uccisi due terroristi, un altro attentatore è stato arrestato
Paura in Iraq. Quest'oggi, all'una e quarto, due persone hanno cominciato a fare fuoco contro le guardie davanti le mura dell'arcivescovado caldeo di Kirkuk. I terroristi, riferisce l’agenzia missionaria AsiaNews, hanno esploso i colpi, da un’automobile, una Kia di colore bianco. Le guardie hanno subito risposto al fuoco. A 100 metri di distanza una vettura della polizia ha dato man forte alle guardie sparando contro i terroristi. Due di loro sono morti, uno è stato arrestato. Nello scontro sono state ferite cinque persone, tutti poliziotti. Nessuna delle persone presenti in arcivescovado è rimasta ferita. Il vescovo, illeso, era appena tornato insieme con un sacerdote da una visita alla chiesa parrocchiale di S. Maria Vergine. Per ora non si conoscono le ragioni dell'attacco. La polizia ipotizza che l'obiettivo potesse essere la vicina casa di una donna turchmena, Jala Niftaji membro del parlamento centrale. Solo tre giorni fa la sua casa era stata attaccata.I terroristi rimasti uccisi non erano comunque di Kirkuk: le carte d'identità trovate nelle tasche dei due uomini indicano come loro residenza la città di Baghdad. Una fonte di AsiaNews a Kirkuk spiega: "Si capisce bene che i killer non sono di qui. La strada dell'arcivescovado è una via centrale, ben protetta, con molti soldati e polizia, vicino alla casa del governatore. Come pensavano di poter mettere a segno il loro attacco? E' evidente la loro mancanza di preparazione. E questa loro ignoranza, spiega anche perchéhanno sparato contro l'arcivescovado, pur volendo forse attaccare la casa della leader turkmena". Va notato che Jala Niftaji è membro del partito al Irakiya di Iyad Allawi. Da settimane questo partito, che raccoglie i sunniti, è in rotta con il partito del premier al Maliki, bacino del voto sciita. La situazione in tutto il Paese è molto preoccupante per il vuoto di potere che è venuto a crearsi dopo che al-Maliki ha emesso un ordine di cattura per il vice-presidente, il sunnita Tariq al-Hashemi, accusato di finanziare gruppi terroristi. Al-Hashemi nega tutte le accuse e si è rifugiato nel nord dell’Iraq, nella regione kurda. Il suo partito, al-Iraqiya sta boicottando le sedute in parlamento e accusa al-Maliki di cercare il monopolio del potere. Molti analisti temono che possa scatenarsi una guerra civile.