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L'iniziativa


Per una convivialità delle differenze

Da oltre mezzo secolo le Acli operano all’interno della società civile e politica italiana per aiutarla a mantenersi attenta e sensibile ai bisogni delle persone.

Una società è fatta di relazioni e di tradizioni, di lavoro e di economia, di servizi alle famiglie e alle persone, di comunità che cambiano con il cambiare dei tempi: le Acli sono state e sono presenti in tutte queste dimensioni, con lo sforzo continuo di valorizzare l’aspetto umano, personale e sociale del vivere delle persone.

 

Un’impresa difficile, nei tempi che viviamo, quella di tenere insieme il lontano e il vicino, il locale e il globale: le Acli stanno dentro questa scommessa provando ad allargare i confini della partecipazione e della solidarietà, della pace e dei diritti umani, partendo dall’idea che una società migliore si costruisce con l’aiuto della gente che attraversa quotidianamente le storie delle nostre città e comunità.

 

Fedeli a questo mandato, forti della propria radice cristiana tradotta laicamente negli impegni di ogni giorno, le Acli, anche a Bergamo, hanno organizzato una diffusa rete di tutela, aiuto e promozione dei lavoratori, delle loro famiglie e di quanti si trovano in situazioni di difficoltà e di bisogno. Per fare questo hanno dato vita a servizi in diverse direzioni: dal servizio fiscale per famiglie e pensionati (Caf e Patronato) alla consulenza al mondo della cooperazione e delle imprese no profit (Cesac); dall’impegno in ambito formativo (Enaip), al sistema edilizio cooperativistico (Consorzio Acli Casa) a quello per il sostegno in situazioni di fatica e difficoltà (Consorzio La Cascina e Consorzio Ribes). Attraverso percorsi formativi, incontri ed attività pubbliche sul territorio le Acli cercano di far maturare nelle nostre comunità la passione per il mondo - casa accogliente per tutti - e di far scorgere le tracce di Dio dentro il tempo che viviamo. L’analisi e lo studio, l’azione educativa e sociale, la laicità, il sostegno alla persona e l’attenzione alla dimensione spirituale dentro la storia sono storicamente i cardini dell’impegno delle Acli.

La sede delle Acli provinciali di Bergamo è in via S. Bernardino 70/A, ma le Acli sono presenti e attive in provincia attraverso l’azione di più di sessanta circoli territoriali.

 

MOLTE FEDI SOTTO LO STESSO CIELO è un ciclo di incontri promosso dalle ACLI, con il patrocinio del Comune di Bergamo, in collaborazione con moltissimi gruppi e associazioni del nostro territorio. L'obiettivo del percorso è quello di imparare un alfabeto delle culture e delle religioni che attrezzi a vivere con responsabilità e discernimento la sfida epocale del mondo plurale a cui, inevitabilmente, saremo chiamati in un futuro non troppo lontano. La nostra convinzione è che per vivere e non subire le trasformazioni in atto, siamo chiamati, da un lato, a conoscere più e meglio non solo lo stesso cristianesimo, ma anche le religioni “altre", cercando di evitare i ricorrenti pregiudizi e facilistici pressapochismi; e dall'altro, a educarci pazientemente al dialogo e al confronto

interculturale e interreligioso. La proposta è ambiziosa perchè presuppone non solo incontri e dialoghi

ad alto profilo, ma anche, in parallelo, percorsi di carattere storicoartistico, letture di testi delle grandi tradizioni religiose, ascolto di musiche, presentazioni di spettacoli, itinerari a piedi. Il progetto è nato nel 2008 proponendo le sezioni Dialoghi, Musica, Arte e Cammini dello Spirito; l'edizione 2010 si è arricchita delle Meditatio, delle Liturgie, del Cinema, del Teatro e del Cibo dello Spirito. Nel 2011 sono state aggiunte Grammatica dello spirito, Voci e volti dall’Oriente, Nella città, la cura e Per capire di più.

 

Dio è morto, Marx è morto, e neanch'io mi sento troppo bene…" La battuta di Woody Allen può farci sorridere ancor oggi, ma - almeno per quanto riguarda il primo dei tre illustri pazienti citati - le cose sembrano andare ben diversamente! Sembra distante anni luce, infatti, la stagione dei "teologi della morte di Dio" e dei predicatori "dell'eclissi del sacro nella società industriale", e appaiono fuori moda le discussioni infinite sulla presunta fine della religione a causa della secolarizzazione e della modernizzazione imperanti in un mondo sempre più dominato dalle scienze e dalle tecnologie. Le religioni hanno brillantemente recuperato la prima pagine dei media, fanno audience e riempiono le piazze: non solo, si badi, quelle affascinate dal carisma del papato e della Chiesa cattolica, ma anche quelle del risveglio islamico, del nazionalismo induista, del fondamentalismo ebraico degli "haredim", delle parate protestanti nell'Irlanda del Nord, e così via. C'è chi ha parlato addirittura, in tale direzione, di una vera e propria "rivincita di Dio", e chi paventa, soprattutto dopo l'11 settembre 2001, una sorta di "scontro di civiltà" religiose che somiglia paurosamente alle antiche "guerre di religione". In ogni caso, quello che ne risulta è un quadro variopinto, decisamente insolito per un paese, come il nostro, abituato pressoché da sempre ad autocomprendersi alla luce di una consolidata e indiscussa identità cattolica: che sta constatando la novità di una multireligiosità in atto sotto il cielo d'Italia, con l'Islam ormai saldamente seconda religione per numero di aderenti oltre che per visibilità sociale, il protagonismo crescente di presenze antiche e minoritarie solo sull'arido piano delle cifre (ebrei, valdesi, ortodossi), l'aumento significativo del fascino di culti di derivazione orientale e di dottrine cristianeggianti particolarmente ramificate (si pensi, in primo luogo, ai testimoni di Geova e ai mormoni, per citare solo le due più note). Ed è sempre più evidente, in parallelo, che per capire la realtà nella quale siamo immersi non possiamo fare a meno di conoscere l'alfabeto delle religioni, mentre le inchieste specializzate confermano invece, purtroppo, il generale stato di ignoranza in tale campo dei nostri connazionali. Con gravi riflessi sulla percezione della realtà: per interpretare Dante con la sua "Commedia", la Cappella degli Scrovegni affrescata da Giotto, ma anche una grande porzione della storia della musica e della filosofia, infatti, è indispensabile sapersi muovere nel "Grande codice" della Bibbia; e per comprendere tanta parte della situazione geopolitica attuale, appare necessario essere consapevoli della storia e delle dinamiche interne delle compagini religiose. Per vivere appieno il nostro presente e il nostro futuro segnati dai processi dell'integrazione europea e della globalizzazione planetaria, in altri termini, siamo chiamati da un lato a conoscere più e meglio non solo lo stesso cristianesimo, ma anche le religioni "altre", cercando di evitare i ricorrenti pregiudizi e i facilistici pressapochismi; e dall'altro, a educarci pazientemente al dialogo e al confronto interculturali e interreligiosi. Non sarà agevole, certo, questo cammino: occorrerà innanzitutto un cambiamento di mentalità, una disponibilità all'ascolto delle ragioni degli altri, una conoscenza diretta a partire non solo da una documentazione maggiore ma anche dall'incontro nella quotidianità, nello scambio interpersonale nel vicendevole racconto delle rispettive nella quale siamo immersi non possiamo fare a meno di conoscere l'alfabeto delle religioni, mentre le inchieste specializzate confermano invece, purtroppo, il generale stato di ignoranza in tale campo dei nostri connazionali. Con gravi riflessi sulla percezione della realtà: per interpretare Dante con la sua "Commedia", la Cappella degli Scrovegni affrescata da Giotto, ma anche una grande porzione della storia della musica e della filosofia, infatti, è indispensabile sapersi muovere nel "Grande codice" della Bibbia; e per comprendere tanta parte della situazione geopolitica attuale, appare necessario essere consapevoli della storia e delle dinamiche interne delle compagini religiose. Per vivere appieno il nostro presente e il nostro futuro segnati dai processi dell'integrazione europea e della globalizzazione planetaria, in altri termini, siamo chiamati da un lato a conoscere più e meglio non solo lo stesso cristianesimo, ma anche le religioni "altre", cercando di evitare i ricorrenti pregiudizi e i facilistici pressapochismi; e dall'altro, a educarci pazientemente al dialogo e al confronto interculturali e interreligiosi. Non sarà agevole, certo, questo cammino: occorrerà innanzitutto un cambiamento di mentalità, una disponibilità all'ascolto delle ragioni degli altri, una conoscenza diretta a partire non solo da una documentazione maggiore ma anche dall'incontro nella quo-tidianità, nello scambio interpersonale nel vicendevole racconto delle rispettive esperienze di fede. Occorrerà tempo, coraggio, e l'impegno di tutti, oltrepassando il tradizionale doppio pregiudizio (laicista e clericale): la posta in gioco è del resto assai alta, un posto da protagonisti nella società futura inevitabilmente contrassegnata dalla multi religiosità e dalla multiculturalità, in un paese capace di vivere positivamente quella che il vescovo "don" Tonino Bello amava definire la "convivialità delle differenze".

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